Benvenutə sul mio portfolio. Esploro connessioni tra NATURA, ARTE & TECNOLOGIA attraverso il progetto. Benvenutə sul mio portfolio. Esploro connessioni tra NATURA, ARTE & TECNOLOGIA attraverso il progetto. Benvenutə sul mio portfolio. Esploro connessioni tra NATURA, ARTE & TECNOLOGIA attraverso il progetto.

Lavori

Concept

Il progetto propone un ecosistema strutturato di integrazione tra sapere personale e strumenti digitali, pensato per trasformare informazioni frammentate in un archivio relazionale accessibile e continuamente espandibile. In un contesto in cui informazioni, appunti, fonti e intuizioni tendono a disperdersi tra supporti diversi, Common Ground costruisce un sistema capace di mettere in relazione i contenuti, favorendo connessioni, stratificazioni e percorsi di senso.

Specifiche progetto

Il progetto assume la metafora della coltivazione come principio narrativo e progettuale: le idee vengono seminate, curate, collegate e fatte crescere nel tempo. l sistema si articola in tre output principali: un archivio digitale sviluppato in Obsidian, un’installazione interattiva e uno starter kit digitale e cartaceo. Il vault Obsidian è strutturato secondo una logica ispirata al metodo Zettelkasten, con cartelle, template e regole di nomenclatura pensate per accompagnare l’utente nel ciclo di vita della nota: dalla raccolta rapida dell’informazione alla rielaborazione critica, fino alla costruzione di note permanenti e progetti.

L’identità visiva di Common Ground si costruisce intorno a un immaginario ibrido, in cui elementi naturali, linguaggi archivistici e infrastrutture digitali convivono. Dal punto di vista stilistico, il progetto lavora su un’estetica ecobrutalista, in cui la dimensione organica della conoscenza si confronta con materiali grezzi, strutture essenziali e componenti tecnologiche visibili. L’installazione utilizza un linguaggio materico e minimale, dove il contrasto tra blocchi minerali, muschio, piante, carta termica e dispositivi elettronici rende evidente la tensione tra natura e infrastruttura.

E' possibile accedere al sito web sviluppato per questo progetto al link: commongroundonline.it

Common Ground / 2026

Dal punto di vista estetico, la rappresentazione delle immagini subisce trattamenti grafici via via più distruttivi. Da quello clinico, i referti medici testimoniano uno stato di salute sempre più compromesso. Sul piano narrativo, il racconto si fa sempre più disperato, fino alla completa resa del protagonista. Sono le parole di Sartre nel suo romanzo filosofico "La Nausea" che vengono prestate al libro protagonista.

L'Ospite / 2025

Amandoti poster design / 2025

Concept

Being Anita è un progetto speculativo e visuale che indaga il rapporto tra identità digitale, esposizione dei dati personali e intelligenza artificiale. Attraverso la costruzione di un caso narrativo, il progetto mostra come informazioni apparentemente frammentarie — immagini, testi, abitudini, preferenze, spostamenti, voce e interazioni — possano essere raccolte, interpretate e rielaborate fino a generare una nuova versione artificiale di una persona.

Specifiche progetto

Il progetto tratta il dato digitale come traccia sensibile della persona: pensieri, desideri, relazioni, percorsi, gusti musicali, stato di salute, corpo e voce diventano frammenti ricomponibili. La figura di Anita diventa così un dispositivo narrativo per interrogare il confine tra rappresentazione, controllo e riproducibilità dell’identità personale nell’ecosistema digitale contemporaneo.

Il progetto si sviluppa come una sequenza visiva organizzata in tre livelli principali: privato, pubblico e AI. Ogni tavola mostra il passaggio di una specifica categoria di dati — parole, gesti, percorsi, amore, volto, musica, desideri, corpo e voce — dalla sfera personale alla pubblicazione digitale, fino alla loro rielaborazione da parte dell’intelligenza artificiale. Il progetto è stato pubblicato sulla rivista "Io01 - Umanesimo Tecnologico", vol.6 dell'anno 2025, dedicato al tema dell'identità digitale.

Being Anita / 2025

Ca' de Ru / 2024

Arachnidae / 2024

Concept

Maisha Yetu — Le nostre vite è un progetto installativo e fotografico che ripensa la cornice come dispositivo relazionale, trasformandola da semplice supporto dell’immagine a soglia fisica e sensibile tra opera e spettatore. Il progetto si compone di una serie di sei cornici interattive, ciascuna associata a una fase fondamentale dell’esistenza e a una specifica modalità di fruizione.

Specifiche progetto

Il sistema è composto da sei cornici modulari in legno, progettate a partire dall’archetipo formale della cornice fotografica e adattate per ospitare differenti materiali e gestualità. Ogni struttura presenta due livelli: una faccia superiore più sottile e una base inferiore più profonda, pensata per creare uno spazio fisico di interazione tra la superficie manipolabile e la fotografia sottostante.materiali utilizzati includono legno, fogli di silicone, elastico trasparente, fili elastici, cordini e tessuti, selezionati in base alla qualità tattile e alla possibilità di deformazione. Le fotografie di Mario Cravo Neto, dialogano con le cornici attraverso un linguaggio prevalentemente corporeo e materico.

Maisha Yetu / 2022

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Chi sono

Sono una designer della comunicazione con una formazione quinquennale presso ISIA Roma Design. Nel mio percorso progettuale mi interessa comprendere come le persone si orientano tra informazioni, tecnologie, relazioni, spazi - naturali e non naturali. Penso che il design non serva soltanto a risolvere problemi, ma anche a creare connessioni, stimolare curiosità e dare forma a modi nuovi di osservare ciò che ci circonda.